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A tale teoria si potrebbe tuttavia obiettare – oltre quanto già rilevato supra – che il riconoscimento costituzionale di una competenza regionale rispetto alla fase discendente del diritto comunitario non può esonerare le Regioni dalla propria responsabilità, con la conseguenza che si dovrebbe piuttosto pensare ad una responsabilità solidale Stato-Regioni.

Primi passi significativi e profili problematici, in Le Regioni, 2009, 1302).

Nell’ipotesi di un accertamento della violazione degli obblighi comunitari imputabile a enti substatali, difficilmente lo Stato potrebbe quindi rivalersi in toto su di essi: anzi, non avendo prontamente esercitato il proprio potere sostitutivo, risulterebbe imputabile – non solo per l’ordinamento comunitario, ma anche per quello interno – della violazione (F.

Negli ultimi decenni si è indubbiamente assistito ad un incremento del ruolo delle Regioni e, più in generale, degli enti substatali, nel contesto dell’integrazione europea (U. Jeffery (ed.), The Regional Dimension of the European Union. Anche la Corte di Giustizia ha dichiarato, a più riprese, che l’unico soggetto chiamato a rispondere per violazione del diritto comunitario è lo Stato (Corte giust., causa C-33/90, 13 dicembre 1991, Commissione c. Nulla conta, pertanto, per l’ordinamento comunitario, che l’infrazione sia imputabile a un ente diverso da questi, sia esso un’autorità pubblica o territoriale (da ultimo si veda, ad esempio, Corte giust., causa C-573/08, 15 luglio 2010, Commissione c.

Rispetto al versante comunitario, infatti, è principio fondamentale che la responsabilità per violazione della normativa comunitaria sia attribuita esclusivamente allo Stato membro.

È infatti innegabile che le Regioni debbano adottare – ancor più sulla base del novellato riparto costituzionale di competenze e del limite di cui all’art. – tutte le misure idonee ad assicurare l’esecuzione degli obblighi derivanti dal Trattato e dagli atti delle istituzioni comunitarie, astenendosi da qualsiasi azione che rischi di compromettere la realizzazione degli scopi comunitari.

In conseguenza dell’ingente numero di procedure di infrazione aperte dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia per violazioni del diritto comunitario o omessa attuazione degli obblighi europei – peraltro in gran parte imputabili alle Regioni – e anche a causa dell’irrigidirsi dell’atteggiamento delle istituzioni comunitarie nei confronti degli Stati membri inadempienti, si è ripetutamente cercato, negli ultimi anni, di intervenire a livello di ordinamento nazionale italiano rispetto a due profili. Infine, il diritto di rivalsa è stato recentemente ridisciplinato integralmente nell’art.

In primo luogo si è tentato di ridurre e prevenire il contenzioso con la Corte di giustizia, intervenendo più attivamente già nella fase del precontenzioso di fronte alla Commissione europea. 1213-1223) era stata introdotta per la prima volta un’azione di rivalsa dello Stato nei confronti delle Regioni e degli enti territoriali responsabili di inadempimenti e infrazioni comunitarie. 43 della Legge 234/2012, che ha abrogato l’intera Legge 11/2005.

Si è poi voluta introdurre una modalità di rivalsa dello Stato nei confronti delle Regioni e degli enti locali, principalmente allo scopo di istituire un deterrente per questi enti, affinché diano pronta attuazione agli obblighi comunitari o, nel recepire la normativa comunitaria, non ne violino il contenuto. Vi era prevista la possibilità per lo Stato di rivalersi degli oneri finanziari conseguenti alle sentenze di condanna della Corte di giustizia, salvo l’obbligo per gli enti territoriali – Regione compresa – di rimediare tempestivamente alle proprie violazioni. Secondo la nuova disciplina, lo Stato «ha diritto di rivalersi, nei confronti delle Regioni, delle Province autonome, degli enti territoriali, di altri enti pubblici e soggetti equiparati, responsabili delle violazioni degli obblighi derivanti dalla normativa dell’Unione europea, degli oneri finanziari derivanti dalle sentenze di condanna rese dalla Corte di giustizia dell’Unione europea ai sensi dell’art. La misura degli importi dovuti allo Stato a titolo di rivalsa, non superiore complessivamente agli oneri finanziari dovuti, è stabilita con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, emanato entro tre mesi dalla notifica della sentenza esecutiva di condanna della Repubblica italiana.

M., 1966, 228 ss.) dell’Unione nei confronti dei livelli di governo infrastatali, ma si deve prendere atto di un accresciuto ruolo degli stessi in ambito comunitario.

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